La 'parrilla'

Ci sono sensazioni che rimangono dentro. Indisturbate, profonde. Sono lì, che aspettano di fare capolino mentre prendo il treno per andare in redazione, oppure mentre conto i minuti che mi separano dalla chiusura del supermercato e rischio di ripiegare sul take away cinese sotto casa. Ossia quando la routine è più noiosa che mai.

Ci sono viaggi che no, non si possono proprio accantonare. Che fanno sospirare, sognare, desiderare di tornare indietro nel tempo. Soprattutto quando alla radio passano proprio quella canzone, che in un pomeriggio assolato di febbraio ho ascoltato in una macchina che non aveva neanche l’alzacristalli elettrico e si chiamava “Siena”.

ranch dei gauchos
Pascoli di una estancia, ossia il ranch dei gauchos, in Patagonia

Davanti a me una strada dritta e deserta: l’asfalto nero e la steppa. Gialla, verde, marrone: sullo sfondo, un cielo blu e tante bianche nuvole dalle forme irregolari. La Patagonia.

Arrivare per la prima volta in un luogo che per molto tempo ho solo immaginato è stata un’emozione che non mi ha lasciato scampo: le gambe sono diventate molli, il respiro corto, il cuore batteva all’impazzata.

L’Argentina ha mille volti. Si apre maestosa con il ghiacciaio Perito Moreno, si scopre calda con i colori di Buenos Aires, stordisce con il sole e la brezza di Mar Del Plata, mostra il lato più autentico dell’America Latina nei centri più piccoli, come Navarro ed El Calafate. Le distanze sono davvero ampie– tanto, per noi che non siamo abituati- e dei 400 chilometri in auto tra Mar del Plata e Buenos Aires ricorderò sempre i tanti ristoranti con griglia- la parrilla– dove poter fermarsi per mangiare dell’ottima carne e bere birra.

Il Perito Moreno
Il Perito Moreno

I suoi abitanti hanno mille aneddoti e storie da raccontare quando entrano a contatto con un italiano. C’è la nostalgia di un paese che il più delle volte hanno vissuto attraverso le parole di un genitore, un nonno, uno zio: le radici però sono più forti di qualsiasi abitudine. Eppure, di quella meravigliosa terra, ho visto solo una piccola parte. Mancano il profondo sud, la “fine del mondo”: la Terra del Fuoco, Ushuaia. Al centro, Córdoba. E il suggestivo nord: Salta, San Antonio de los Cobres, le cascate di Iguazù. Anche se in compenso ho conosciuto persone straordinarie.

Un brivido d’estate in pieno inverno: da dieci a trenta gradi in quattordici ore di aereo, che sembravano essere diventate improvvisamente il doppio quando stavo tornando a casa. Di nuovo piumini e maglioni, stivali e guanti. Come se fosse quello il fastidio più grande di lasciare un luogo che aveva saputo regalarmi tanto e non smette di farmi venire il magone ogni volta che riaffiorano i ricordi.

Un angolo di Mar del Plata
Un angolo di Mar del Plata

Viaggiare richiede parole e immagini. Frasi da leggere e da rivivere accanto a foto e video da rivedere e mostrare. Di ritorno da ogni cammino ho imparato qualcosa in più. Di me, degli altri, del mondo.

Visitando l’Argentina ho capito cosa spinga tante persone a non a fermarsi mai e a preferire una vita da viaggiatori: che siano travel blogger, scrittori, nomadi, sognatori o chissà che altro. Di certo ogni aereo, ogni autobus, ogni treno porta con sé un’irrefrenabile voglia di osservare, assaporare, conoscere e non dimenticare. Proprio come quel primo giorno in cui mi è stato offerto un aperitivo con fernet branca e coca cola. O quando la cena è stata a base di empanadas (fagottini ripieni di carne) e milanesas (che noi chiameremmo cotolette impanate). Oppure quando ho imparato che il mate si beve caliente e che la bombilla si condivide. E che dire poi del famoso asado?

Magari alla prossima partenza riuscirò davvero a scrivere il mio libro. Ho deciso che racconterà di scoperte strabilianti e avventure indimenticabili. Perché non potrei pensare a una musa più sensuale di una valigia pronta sulla porta di casa.

Puerto Madero, Buenos Aires
Puerto Madero, Buenos Aires
Il Lago Argentino di El Calafate, Patagonia
Il Lago Argentino di El Calafate, Patagonia
La Boca, Buenos Aires
La Boca, Buenos Aires
Foto YStudium

Mariangela Celiberti

Giornalista

Abruzzese d’origine ma romana d’adozione, scrivo e coltivo il sogno di viaggiare in tutto il mondo