L'ambito: perché il project manager lo deve stabilire per forza

Ma dai, pare brutto dire che non c’entra

Finalmente parleremo dell’esperienza, anzi no, parleremo dell’ambito che però è come parlare di esperienza. Questa volta metterò a nudo i miei sentimenti: vi parlo di come ho vissuto visceralmente l’ambito.

Non so se è la stessa cosa per tutti, ma il mio rapporto con l’ambito è partito con profonda indifferenza. Come dire, un gelo, una distanza che poi pian piano si è fatta confidenza, amicizia e ora è amore vero. Del resto chi di voi non sente le farfalle nello stomaco al solo sentir parlare di ambito?
Vi spiego come è andata.

Da bravo aspirante project manager, mi sono imbattuto in molti testi con capitoli del tipo: “definizione dell’ambito”. Lettura veloce, passaggio oltre e memoria azzerata.

A dar retta alla definizione, l’ambito è il confine del progetto, vale a dire cosa sta dentro e cosa no. Se costruite un ponte, gettare il cemento fa parte del progetto, la pizza il venerdì sera a fine turno non fa parte del progetto. Fin qui tutto semplice.

Ma nella realtà cosa succede?
Capita che, dopo aver consegnato i risultati del progetto (tipo un software, un sito web o altro), ti viene chiesto un pezzettino non previsto, ma forse anche sì, pare brutto dire che non c’entra, e finisce con “sì dai, facciamolo”.
Dopo 7 o 8 volte che svolgi attività “che non sembravano, ma potevano anche essere, che forse gli possiamo dire di no, ma ci sta anche il sì”…. Insomma, dopo un po’ i costi diventano mostruosi e pensi a come sarebbe stato bello definire l’ambito a inizio progetto e cominci a sognare momenti speciali in cui ci siete soltanto tu e lui.

E che vi dicevo, non è vero amore questo?

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Luca Guidi

Project Manager

PM di Iamboo. Per yStudium blogger e musa ispiratrice.