Cosa ci insegna la vicenda petaloso

Un paese di piccoli creativi e grandi pecoroni

Torna il momento della polemica, ogni tanto mi serve: stavolta l’occasione me la dà #petaloso. E non mi dite che ve lo siete già dimenticato, sennò è troppo facile!

Riepilogo rapido: il bambino Matteo, un giorno usa la parola “petaloso” per descrivere un fiore. La maestra gli spiega che quell’aggettivo non esiste, ma propone di mandarlo all’Accademia della Crusca per una valutazione. La Crusca risponde, fa i complimenti al bambino dicendo che è una parola ben formata che potrebbe esistere, ma per entrare a far parte di una lingua deve essere capita e usata correntemente. Qualche giornalista scopre la storia e ci si avventa come un vampiro assetato di sangue. Il 24 febbraio 2016 #petaloso è l’hashtag del giorno: la rete si è mobilitata per aiutare il piccolo Matteo a vedere la “sua” parola inserita nel dizionario.

Secondo il mio modesto e polemico parere è una storia che dice molto sull’Italia.

Dice che ci sono maestre capaci di prendere un guizzo creativo di un bambino (evento di per sé normale e, in questo caso, anche un po’ banale nell’esecuzione) e trasformarlo in un momento molto formativo. In una botta sola ha insegnato a una classe l’esistenza dell’Accademia della Crusca, la fiducia nelle proprie capacità, l’importanza della creatività e il concetto di assunzione di responsabilità per le idee che si producono.
Dice anche che ci sono istituzioni che sanno anch’esse fare istruzione: hanno spiegato a Matteo perché aveva fatto un buon lavoro (fiducia) e poi gli hanno anche detto come funziona l’inserimento di nuove parole nella lingua italiana (responsabilità). Per altro lo fanno nonostante ricevano circa 50 “parole nuove” al giorno (e no, non rispondono a tutti).

C’è però anche l’altra faccia della medaglia, quella dei facili entusiasmi e dell’approssimazione.
C’è il giornalismo italiano, o meglio una sua buona parte, che pur di cavalcare un’onda mediatica, scrive affermazioni completamente casuali, come:

L'Ansa Emilia Romagna parla di #petaloso
C’è l’ignoranza di chi crede che far stare una parola per un giorno nei trend topic di Twitter possa bastare a renderla “capita e usata correntemente”. E poi ci sono tutti quelli che hanno cominciato a usare petaloso completamente a casaccio. Matteo voleva dire “pieno di petali” non “tenero”, “morbido”, “carino”, “bello”…

Nonostante tutto proverò a cercare una nota di speranza. Anche questa giornata di falsa gloria potrebbe essere un momento educativo per il bambino Matteo. Imparerà a non fidarsi dei facili entusiasmi, di quelli che ti esaltano e poi ti abbandonano per il prossimo cane che balla. E speriamo che la sua brava maestra sia al suo fianco anche in questo momento.

Chiudo con uno strascico ancor più triste della vicenda. Da un, come sempre, ironico e interessante articolo di Annamaria Testa su Internazionale ho scoperto che la Crusca è stata sommersa di offese e critiche sulla vicenda e un brillantissimo post di risposta di Vera Gheno, sociolinguista e curatrice dell’account Twitter della Crusca, è stato addirittura censurato da Facebook. Mah.

Comunque leggetevi l’articolo di Vera Gheno (ricondiviso dal collega Michele Cortellazzo) che è divertente ed è anche tutto quello che avrei voluto scrivere io qui!

eleonoraRound

Eleonora Lollini

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Copywriter puntigliosa, pressante e presuntuosa ma anche puntuale, precisa e positiva.